Chi vuol pregare preghi, chi dissente si indigni, chi è d´accordo si compiaccia, ma tutti, per favore, in silenzio. Il Gruppo di Fiesole ritiene che la sarabanda mediatica scatenatasi attorno al caso di Eluana Englaro abbia raggiunto e superato la soglia dell'umana tollerabilità.
Operatori dell'informazione (come quelli de La7 che, per bocca del direttore Antonello Piroso, si sono già schierati per il silenzio stampa) e società civile dovrebbero ora fare fronte comune e rispettare una vicenda - non un 'dramma' (quello, per la famiglia Englaro, si è consumato 17 anni fa) - estremamente delicata e che va sottratta a processi di piazza.
Le strumentalizzazioni politiche, la pretesa di non applicare una sentenza giuridica intervenuta sul caso e la immancabile discesa in campo della Chiesa, a favore della perpetuazione meccanica di una oggettiva 'vita-non vita' (che, peraltro, non ha definizione scientifica se non quella di 'stato vegetativo permanente'), non hanno fatto che avvelenare l'atmosfera e appassionare i poveri di spirito. A tutto discapito della sensibilità dei componenti della famiglia Englaro e senza nulla aggiungere ad un dibattito, quello sulla libertà di 'staccare la spina', che va affrontato nelle sedi competenti e non nei talk show in prima serata.